
Ci sono Stati che anche a distanza di oceani si corteggiano.
Anche se vestono panni diversi e l’antologia sui banchi di scuola non è la stessa..e neppure il sottosuolo su cui poggiano i loro grassi didietro è contornato dalle medesime preziosità.
Eppur si vogliono, senza pudore. Un richiamo animale che li stordisce e fa sembrare tutto così normale.
Siedono dietro lercie scrivanie e inondano i loro registri di frasi grammaticalmente scorrette, volteggiando tra le imperfezioni strutturali, dove i contenuti si suicidano ancora prima di entrarvi.
Eppur ci credono, questi Stati, e resistono, e questa follia diventa astuzia e attrae, sobilla e si protrae nel tempo e nella storia. E agisce, sotto i nostri occhi, e i loro e gli occhi dei nipoti che verranno, intanto che il nostro frigo raffredda l’acqua e le patate friggono al forno, i nostri denti marciscono e ci compriamo una fiat nuova.
E le persone si vendono, costrette dall’Accordo sgrammaticato, firmano , s’imbarcano e producono.
Perché il lavoro rende nobili, e arricchisce….. Soprattutto la terra che ti ha partorito. Vive le rouge e lo stato che ne incarna le dovute sfumature.
C’è un luogo che si chiama C, e un altro che si dice A, che io non posso chiamare e nemmeno voglio dire, ma che posso calpestare, vi lascio immaginare.
E ci sono degli uomini che da quello Stato che si chiama C salutano i compagni, i figli, i fratelli di sangue e i salari di 30,00 $ mensili dentro gli ospedali, e un altro Stato che si dice A, che li accoglie, spalanca le braccia alla forza lavoro e gli chiude alle spalle i cancelli.
E lo Stato che si dice A ne esce pulito, perché lui i salari li sborsa accreditandoli per ognuno direttamente alle banche dell’altro capo atlantico, mentre quello che si chiama C se lo mangia quasi tutto, avido e vorace, lasciando le briciole agli uomini che producono per lui.
E così, quando espatrii nel Paese A ricevi un salario inferiore ai 30,00USD che pensavi non potesse succedere, e devi donare il tuo sudore sottopagato perché altri mangino in casa tua, così lontana e così retrò, per diritto comune.
Gli abitanti del Paese C non possono più tornare indietro quando arrivano nel Paese A, non possono andare in casa se non dopo 11 mesi, né per un lutto, né per un figlio che nasce, e soprattutto non possono fare un lavoro privato che aumenti il volume dei loro borselli, perché questo è illegale, è sporco, macchia loro e il Paese amico che ama mantenere buone relazioni col prossimo. Meglio poi se di anni, quelli del Paese C, ne dedicano due o più al Paese A, così gli ospedali si riempiono di personale volenteroso e più preparato, e rientrando in patria si aprirà la prospettiva di un riconoscimento che li farà emergere dal vecchio status, ma intendiamoci, NON PENSATE che cambierà molto.
Neppure un altro Gael García Bernal aiuterebbe.
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