
Un mese fa si ripartiva per l’AFRICA.
Il primo vero racconto di questi posti l’ho inviato alla mia amica che ama scrivere e leggere le storie.
"Cara D.
Parto subito con le storie delle nostre prime settimane a Damba, un villaggio sperduto sulle colline dove siamo approdati appena 30 giorni fa, con il CUAMM- Medici con l’Africa, ONG di Padova, che ci ha inviato quaggiù a seguire un nuovo progetto sanitario nel Nord dell’Angola.
Viviamo in una casetta interamente ridipinta di giallo e ocra. Dormiamo su un letto di bamboo, e la mattina ci svegliano gli uccelli dell’orto, le capre sull’erba e la palma del banano che svolazza leggiadra fuori dalla nostra finestra.
Le nostre finestre sono ridipinte con una tinta marroncina, come il colonnato all’esterno, fatte a mano dal falegname del villaggio. SI chiudono con un pezzetto di legno che ruota attorno a una vite arruginita. Se ne deduce che entri gia qualche spiffero autunnale. Autunno, inverno…eh si, ci prepariamo al freddino di queste bizzarre montagne. Tutte brulle e senza chiome, a guardarle da lontano sembrano il dorso dei cani senza pelo che s’incrociano nelle terre povere come questa.

Prima della colazione faccio una capatina nel bagnetto, e chi ti trovo? In genere alle prime ore dell’alba, insieme a me, nel bagnetto ci viene pure la signora Scarafaggio, grande e pimpante dopo la sua giornata-notturna passata all’opera tra le nostre provviste in cucina, le baccinelle colorate e gli scarichi del wc. Eh lì che mi dice BUONGIORNO con due antenne ritte e scure, pronta a sgusciar via sotto canali che nemmeno voglio conoscere.
Poi, io e il Rod ci facciamo una bella colazione con la frutta tropicale, se c’è (ora siamo un po’ a secco con l’arrivo del clima freddo), il caffè italiano e il latte in polvere. Una mezzoretta dedicata e il ragazzo che da tempo accompagna l’ONG qui a Damba fa capolino sulla porta, batte le mani (al posto del campanello che non esiste) e chiede a TIO RODRIGO che compito gli spetta oggi.

Rodri, inorgoglito per il TIO (zio=titolo di estremo rispetto), scatta come il soldatino di piombo e offre al ragazzo il suo programma quotidiano.
Insieme si dirigono al cantiere e io, per prima cosa faccio la massaia. E’ prevista per me una donna che mi stia vicino. Non una balia, ancora scema non ci sono uscita, una mulher che mi aiuti a cambiare l’acqua nelle bacinelle, a bollirla, e a riutilizzarla. Che riempia le bottiglie, che strizzi i panni e li stiri col ferro antico che va a carbone per uccidere le uova delle mosche. Poi che prepari il grosso per mangiare, frigga la mandioca, cucini i fagioli al posto della carne che scarseggia, sgusci ananas e lavi pavimenti per noi. E’ prevista perché tutte queste azioni portan via tanto tempo al lavoro, specie se non hai energia, o pochi elettrodomestici in casa, ma ancora non è arrivata.
La prescelta (dalle suore – che me l’hanno consigliata come migliore ragazza del posto) è al momento a Luanda, ad apprendere come si fa la sposa, a casa di una zia che la sta preparando al rituale del matrimonio e a quello che verrà dopo. Di certo c’è che siamo già stati invitati al matrimonio di una sconosciuta che non so se è brava davvero, che ha 21anni e secondo me a fare la donna di casa dovrò insegnarglielo io. Come sono prevenuta. Sembro una colona dei tempi moderni. Blea

Dopo i primi rituali mattutini mi sposto nella stanza accanto, adibita a ufficio sino a che l’ingenheiro, nonché lojistico, non rimette apposto il vero OFFICE.
Provo ad accendere il pc e mi ricordo che tutto va a generatore. E via fuori a controllare quanta benzina c’è nel bidone e a chiedere a NZUZI se mi dà una mano a riaccendere il motore. Un puzzo di benzina bruciata nauseabondo. Ma il custode delle casette e del nostro giardino è giovane e forzuto e sistema tutto lui. Sembra Venerdì. Robinson Crusoe ci ha affidato a lui. E’ sempre scalzo o con le ciabattine infradito, con i jeans doppiati a mezza gamba, la stessa maglia blu, o quella bianca, con tanti buchini. Il sorriso sulle labbra non gli manca mai.
Il pranzo alle 13 è molto veloce e ci si ributta subito nelle attività.
Alle 17, in genere, le batterie dei nostri pc si stanno esaurendo, allor prima di riaccendere il generatore chiudiamo gli schermi e ci facciamo una passeggiata tra gli eucaliptus. Aspettiamo l’imbrunire, che arriva puntuale ogni giorno alle 18, e se siamo distanti dalla porticina di casa, accendiamo la pila. La luce pubblica non esiste, non arrivano i cavi sui pali delle campagne, perciò, per stare attenta su cosa metti i piedi, è meglio attrezzarsi di pila scout che si ricarica come una dinamo.
Hai già sentito parlare della famiglia italiana del chirurgo P. e di sua moglie R., e dei loro 7 figli. Ecco, quando passeggiamo andiamo anche là a prenderci gli abbracci dei piccoli. Giuro che ci vedono dal cancelletto mentre giocano a pallone in cortile e urlano: sono arrivatiiiiiiiiii! Ahahahah siamo solo uno dei loro infiniti diversivi quaggiù, ma noi ci crediamo importanti! Il sabato invece ci invitano a mangiare tonnellate di pizze che solo loro sanno fare nel paesello, e che solo loro offrono a tutti i bambini che i loro figli conoscono. Casa loro. Costruita da un signore angolano (un po’ simile al mi’ nonno), con davanti un terreno appoggiato sulla collina, verde e ricco di palme, con le altalene, i fiori e il cane. La casa dei nanetti. Tutta piena di storie e sorrisi. E poi c’è il cineforum per tutti, solo il fine settimana. Si mettono tutti in riga e zitti zitti seguono il CARTOON che la famiglia propone. PORCA MISERIA che vita, altro che PLAY STATION.
Quando arriviamo a casa ridiamo con le lacrime agli occhi per quello che uno o l’altro bambino ha detto a me o al Rod.
Ci peliamo le patate e prepariamo la minestrina della mamma, che ci riempielo stomaco tutte le sere. Quando finisce il pane lo rifacciamo. E non fa niente se la semola non esiste, siamo diventati bravi a farlo anche senza. Fuori c’è un forno piccolo tutto di mattoni cotti, dobbiamo andare a raccogliere la legna per accenderlo però. Come fanno i nostri babbi in Sardegna. Solo che loro conoscono i padroni dei terreni, o la prendono in cambio di lavori fatti o la pagano. Qua non conosciamo tutti i capi di quel pezzo di villaggio, o di quell’altro, e non è simpatico andare a prendere senza permesso. NO NO.
Per ora: usiamo il forno di casa, che è nuovo e va a gas. E se le riserve di gas finiscono impareremo a fare il fuoco tra due pietre, come le mamme del reparto Tubercolosi, che oggi per cenare le ho beccate fuori mentre si cuocevano il sugo sulla legna. La maggior parte dei nostri vicini fa così.
Iniziamo a conoscere le signore che ci stanno attorno, nelle loro casette di mattoni a crudo e onduline metalliche sul tetto. Ieri Mamà Nzungo è comparsa nel quintal (l’orto dietro casa) con una cesta piena di uova, di banane e mandarini tutti per noi. Mi ha detto in Kicongo: questi sono per voi, per darvi il benvenuto.
Mai a Luanda mi era capitata una cosa del genere.
L’avevo conosciuta due giorni fa, passando sul cortile. Un albero stranissimo aveva catturato la mia attenzione. Creava una sorta di piccolo pergolato che dava ombra, cosa che nelle altre case non esiste. Mi ero fatta accompagnare da Nzuzi al mercatino, e ci siamo fermati. Lui ha tradotto per me il mio saluto e abbiamo fatto due chiacchere a lingue incrociate. Ho espresso forse troppa felicità per le gallinelle che vedevo gironzolare nel suo orto,e che io non sono ancora riuscita a comprare, così lei ieri mi ha regalato le uova.
Beh, ora devo davvero andare, la cena mi aspetta, e poi di nuovo la signora Scarafaggio, il libro sotto la rete antizanzara e la lanterna accesa…"
4 commenti:
Più che un racconto e un resoconto è quasi un film, colorato e intenso che ci fa sentire vicini a voi e alle vostre piccole e grandi imprese quotidiane. Perchè la vita in Africa, l'abbiamo capito, è fatta di conquiste come quelle che ci raccontate voi sempre col sorriso. SA pssienzia de Giobbe!! I love you friends!
Flora vostra
Che bello, sembra di essere in una favola... anche le cose spiacevoli le racconti con leggerezza, ma posso immaginare che non sia così, o che comunuqe ci si debba abituare.
Ci ricorda tanto quando andiamo in campeggio libero in montagna, dove devi arrangiarti per tutto, raccogliere legna, lavarti, mangiare, sederti... ma voi siete un po' più organizzati, c'avete anche il forno a gas :-)
un abbraccio amici
marco, petya e ruby
Cara Ila, riprendo la lettura del tuo blog dopo molti mesi. Parlavo di voi ieri sera con Renzo, mentre si rientrava da una delle innumerevoli despedida organizzate per Paolo.
Cari, bentornati. Soprattutto perché siete tornati si ma in un ambito completamente diverso da quello di Luanda. Forse con più limitazioni "pratiche" ma non ho dubbi sulla qualità e intensità dell'esperienza che state conducendo ... o che forse vi sta portando, essa, ad una nuova consapevolezza, ad una nuova crescita interiore e professionale.
Commenti sulla Vs giornata tipo non ne lascio; sarebbe come lasciare briciole di avanzi su una tavola imbandita di tante pietanze e rallegrata di fogge e colori ai più sconosciuti.
Grazie, questo si, per la sapienza e la delicatezza con la quale sei/siete nel presente.
Un saluto e un abbraccio, Corrado.
Conrad! Che piacere e quanta voglia di farsi una nuova lunghissima chiaccherata davanti a un impasto di gnocchi in rifacimento!
Ci si vede in capital???? Ti scoveremo anche se non ho contatti, ti scoveremo!
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