mercoledì 22 giugno 2011

Pulsazioni animate



Carissimi mamma e papà,

dopo il giro al villaggio sperduto nelle savane del nord a (vedere) somministrare vaccini e visitare le mamme incinte, eccoci qua, di ritorno dall’ospedale del paesello
e non ci crederete mai: abbiamo assistito al nostro primo parto!!! Nostro…degli altri.

Una giovane diciassettenne, con nonchalance, ha partorito davanti ai nostri occhi inesperti. In una sala parto che sembra un piccolo deposito farmaci e materiale di consumo ospedaliero. Ma va bene così. Da queste parti si nasce sulle strade che portano al primo posto di salute utile, sui ponti, tra le canne di bamboo, e dentro le capanne, sulle stuoie di palma o di papiro.
La fortunata giovine aveva un esperto chirurgo a sistemare il fagotto che spuntava fuori dal suo ventre. Nessun vagito all’inizio. Allarme allarme. Vi giuro che era così viola che ho pensato:adesso muore. L’istante tra la vita e la morte è legato a niente. Un soffio che non arriva e….sei venuto al mondo ma non ce l’hai fatta a saperlo. Legato a un cordone trasparente, tutto intersecato di vene e filetti.
Lasciata la mamma a tremare sul lettino di gomma dura, medico e assistente si dedicano alla rianimazione del bambino. Un tubicino finissimo per aspirare dal naso e dalla bocca, molte scosse sul corpo, a testa in giu per le gambe. Massaggi ai polmoni, alla schiena. E via, di nuovo su una culla di plastica, il chirurgo lo avvolge sul panno angolano e lo asciuga dal liquido, dal sangue, tutto di fretta. Se non basta la forza delle mani non si aspetta più. Poca ansia o incertezza.

Ossigeno per rianimarlo. Ancora tubicino per aspirare e …. Arieti apre gli occhi scuri, sulla pelle che scioglie il colore viola e si vela di nero. Lamenta qualcosa e poco a poco, seccata, piagnucola.
“Basta, svegliati- dice il “Pari”- è finito il tempo in cui ti davano tutto!” ed è da questo momento che noi allibiti osservatori sorridiamo alla mamma in segno di buona novella.
La sala riprende fiato, e lei fa l’ultimo sforzo per sputar fuori placenta e liquido amniotico, che, devo dire, occupavano tanto spazio quanto la bimba. Brutta storia questo passaggio qua, ma chissenefrega, questione risolvibile e già superata se alla sinistra la bambina respira.
Qualche minuto dopo ripassiamo in sala parto. Un po’ di liquido e di sangue qua e là non disturbano la mamma cucita, pulita e rivestita che gironzola accanto alla culla della sua nuova compagna di vita. Del resto non ha emesso un lamento, solo urla serrate tra i denti, cos’altro doveva fare dopo la spinta?. Beata lei penso, quasi moriva di dolore e ora passeggia.

E insomma....
E anche questa giornata dambese resta con voi.
Un abbraccio
i.

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