mercoledì 19 gennaio 2011

Jurassi Park








la mia Missione ad Ancuabe, piccolo villaggio nel nord del Mozambico, giunge al termine. Ci prepariamo alle prossime "discese".

Più torno in Africa più ne resto affascinata, è sempre un nuovo spettacolo.

E' talmente facile entrare in contatto con le persone e la loro voglia di conoscerti e raccontarti, che anche il più incapace dei ricercatori riuscirebbe a fare grandi scoperte.

Io molto fortunata, direi. Il Progetto che l'ONG di Bologna mi ha messo in mano mi permette di gironzolare nella quotidianità di questa gente che vive al muoversi della terra, conta le nuvole sperando che piova, e mangia solo se quanto seminato viene innaffiato da Dio.

Ascolto le spiegazioni in portoghese, e più in lingua MACONDE e MACUA, con al fianco un giovane traduttore che organizza gli incontri coi capi del villaggio ai quali è sempre bene chiedere "licenza" prima di ogni mossa.

Poi ancora curanderos ("curatori tradizionali" del villaggio) e sacerdoti anziani musulmani, che sono rispettati e consultati per qualsiasi scelta politica, anche da parte del Governo.

Mi ritrovo a mangiare a morsi galline appena sgozzate e vedere polli appesi alle biciclette e capre pronte al sacrificio, legate ai manubri delle vecchie mountainBike, dote di chissà quale giovane sposa.

Mi viene d'obbligo urinare nella latrina col coperchio di cemento, sostenuto da ferro sottile ben arruginito, messo sotto ai miei piedi, uno strano marchingegno, tutta ignuda sotto al sole.

....e girare su due ruote tra le case di fango, mentre i bambini fanno scuola per terra, sotto i baobab. IO MI invidio molto, mi AUTOINVIDIO direi, pensa che freddo adesso in Italia.

Ho scoperto come si costruiscono le abitazioni, di bambù e terra rossa, dappertutto, questo territorio di Cabo Delgado è seminato solo di case di questo tipo.

Ognuna ha una sola porta, così che il padrone prevenga eventuali tradimenti da parte della moglie. Da dove può scappare il possibile amante se la casa possiede solo due finestre accanto alla porticina di ingresso?

E se si vien scoperti?

Si va incontro ai tribunali comunitari, dove il capo supremo ascolta entrambi sotto il grande albero, e dà il verdetto. Se l'amante ha realmente commesso adulterio paga una "quota" e paga con aiuti concreti, col lavoro sulla terra del tradito, per poi dargli tutto il raccolto, o in piccole somme di denaro, o con alimenti, galline, capre.....e se alla fine diventa simpatico al marito, estingue la pena prima del tempo. SI crea così una sorta di ritorno alla pace, dopo la tempesta.

Anzi, a volte è la coppia di sposi che vive in condizioni di miseria a notare l'individuo più possidente del villaggio e a organizzare il tradimento. Cioè, il marito invita la donna a provocare l'uomo in questione, che poi, preso in flagrante, sarà costretto a mantenere l'intera famiglia del "tradito".

E dei riti di iniziazione, per bambini e per giovani donne, vogliamo parlarne?
La circoncisione aspetta ogni bambino di circa 6 anni, il quale viene accompagnato fuori dal villaggio, sino ai campi più distanti, spogliato di tutto e seguito dall'anziano del villaggio, per 30 lunghi giorni. Il tempo di trasmettere le conoscenze che l'uomo più saggio ha in serbo, lasciare che le ferite rimarginino e rientrare in città al ritmo di batuke e sonagli a festa. Suoni e melodie che tutta la comunità accompagnerà per una notte intera.

Per le bimbe è diverso.
A 13 anni diventano donne. Pronte a esser riconosciute come tali dal nucleo sociale di appartenenza. Nel periodo delle vacanze estive si spostano dal villaggio natìo e si dirigono nei campi, lontane da occhi indiscreti. Anche loro vengono spogliate di tutto, e rimangono nude per giorni e giorni (un mese), coperte di olio di ricino su tutto il corpo. Rimangono lì ad ascoltare i suggerimenti delle anziane del villaggio. A turno le 10 donne si occuperanno di lei, ognuna porterà del cibo e trasmetterà le conoscenze che una giovane donna deve avere per prender marito, soddisfare i suoi piaceri, reagire bene dinanzi ai suoi malumori, e avere subito dei figli, la loro grande ricchezza. Più bambini arrivano in casa, più braccia aiutano a mietere e occuparsi del raccolto.

Per concludere con i miei racconti tropicali, vi butto lì, sul versante comico, breve ma intenso.

Durante la pausa in un villaggio dell'interno, uno dei volontari che collaborano al progetto di lotta all'HIV, arriva con la bici in stile"QUELLA DI MIO NONNO", ma coi pedali biforcati carpiati storti, senza freni.

Ovviamente non resisto e decido di andarmene a zonzo. Giro al mercato, poi nelle viuzze di terra e paglia, e arrivo alla scuola dove i bimbi fanno lezione: SOTTO I BAOBAB. Mi incanto, li vedo lì a centinaia, divisi in grupponi sotto i grandi alberi, mentre i maestri, sulle pietre o sopra un banco, fanno l'appello. Sono tra l'incredulo e il "porca ,,,,,,,,,,,,,,,,che meraviglia" e perdo l'equilibrio, mi si storge la ruota di davanti sotto le radici e cado come una peracotta sotto gli occhi di centinaia di discenti che non aspettavano altro.
Quante risate si son fatti Dio lo sa, io...boh...alla fine ho fatto lo stesso. Mica ti capita tutti i giorni di cadere come un salame da una graziellina nera vecchio stile dall'altro capo del mondo!!!!!!!!!!!!!!!

sembra di essere dietro le quinte di Jurassic Park, ma qui è tutto vero, povero Spielberg!

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