lunedì 2 febbraio 2009

INcolumità senza frontiere?

Immaginate di rientrare per necessità impellente nella vostra terra, alla quale mancate o la quale vi manca, dopo lunghi mesi di lontananza.
Immaginate di essere voi immigrati all’estero. Lavoratori in terra sconosciuta.
Poi ricordatevi di esserci andati per passione, ma anche perché la vostra formazione non veniva abbastanza valorizzata in certi settori, come invece lo è all’estero.
A metà gennaio rientrate in famiglia, perché avete la fortuna di esser coperti da spese assicurative che vi permettono di fare il giro di mezzo mondo e riaccompagnarvi al territorio nazionale in menchenonsidica.
Nessuna barcarola su mare in tempesta, nessun permesso di entrata o uscita da attendere, nessun Centro di prima accoglienza che sa più di carcere dove stiparvi al momento del vostro arrivo, destinazione sconosciuta, forzata e pagata a volte con la vita.
Poi una mattina vi svegliate e sentite: indiano pestato e bruciato vivo nei pressi di Nettuno. Italia. Questo è il mio Paese. La gente a cui spero sempre di tornare? Il calore degli italiani del quale sempre mi rinnamoro?
Quando Giorgino annuncia al tg1 che per vendetta gli abitanti di Guidonia lanciano bombe molotov sulle saracinesche dei negozietti degli immigrati, il 90% delle persone che ho accanto, qualsiasi sia la casa, dichiara a gran voce: “ E certo, basta, non ce la facciamo più, se ne devono andare tutti, vengono qua, lavoro non ce n’è per noi….!”.
Non ci vuole molto a capire che a livello internazionale quest’agitazione, tutta voluta e strumentalizzata dalle politiche di mal governo di cui godiamo, avranno un’ eco nefasta per tutti i nati nello stivale che hanno dovuto fare gli esuli. Penso alle centinaia di ragazzi che vivono ora in Inghilterra, che sono partiti dalla mia stessa isola, son arrivati lì per la lingua e lì si son fermati per prospettive di lavoro e stipendio migliori. Gli amici che ho a Dublino. In Germania. In Perù. In Brasile. In Cile. In Laos. In Iran. In Svizzera. In Belgio. In Messico. In Spagna. Più loro ci spalancano le porte più noi prendiamo a calci in chiul gli stranieri nostrani.
E’ come se un giorno venisse a casa vostra un mezzo sconosciuto, magari il fidanzato di vostra figlia, poco più che adolescente. Un tipino sulla ventina, mai visto e mai conosciuto, cosa fate? Siccome non avete informazioni certe sul suo conto, ed è gradito solo a una persona del vostro nucleo familiare, NON LO FATE ACCOMODARE? Se non occupa un posto di riguardo lo sbattete fuori malamente perché non è all’altezza del vostro status? Perché sta invadendo uno spazio che vi appartiene? Non ci scambiate nemmeno una parola, perché vi sembra uno dei millemila bulli che non si meritano di uscire con la vostra prole femminile casereccia?
Quanta gente si è scordata facilmente le nostre migrazioni….non c’è più memoria storica direbbe il mio amico.
E io cosa devo aspettarmi? Che mi mettano al rogo sul carretto in una bella piazza del centr’Africa, magari sotto al più antico Baobab della zona, che fa più scena. Mentre qualcuno balla attorno a me con danze propiziatorie e sventola striscioni con su scritto: abbiamo fatto a te, italiana, quello che fate ai nostri fratelli in casa vostra! Perché POI MAGARI OGNUN IN CASA SUA è VENDICATIVO, mica solo noi siamo coì spavaldi.
Perciò, a nome di tutti quei milioni di italiani immigrati ovunque, ringrazio coloro che si sentono protetti dal tricolore, che agiscono con violenza e scarso autocontrollo, sicuri che ogni gesto non avrà su di loro alcuna ripercussione.
Non siatene così convinti.
Ciao ciao

2 commenti:

jemp ha detto...

Ma scusa ila uno stato-nazione come l'Italia che tratta i detenuti (italiani e stranieri non fa differenza) nei modi in cui (non) sappiamo, come vuoi che si comporti con gli stranieri?
Un paese civile avrebbe carceri civili. E anche una civile legislazione sui flussi migratori. Ma l'Italia è poco civile. Lo sanno tutti. Soprattutto quelli che invocano il diritto alla vita eppoi votano l'obbligo dei medici a denunciare i clandestini.
....

Foz ha detto...

Gesú Giuseppe e Maria, non mi ci far pensare.