martedì 30 dicembre 2008

Natale pressi equatore








Inutile dirlo. Un Natale come questo non l'ho mai visto. Non si può respirare aria di festa con il sol cocente tipo: ferragosto in italia, dopo che passi quasi trent'anni a festeggiarlo al contrario. Freddo, luci, presepi e famiglia.
Tutto molto dicerso quaggiù, ma com vedete c'è il lato positivo in ogni cosa!
BUONE FESTE A TUTTIIIIII, ovunque voi siate, voi che rimanete lontani!

lunedì 22 dicembre 2008

Non è che me la rido così e basta. "Sperimento" l'integrazione più totale.. Cosa devo fare poi da questo buco di mondo? Credete forse non mi renda conto della crisi mondiale che stà preoccupando i più svegli e i più saggi.
Per fortuna l'informazione arriva anche quaggiù e per noi non ha prezzo, noi che lavoriamo in un ospedale di "stampo" italiano però.
Rimane sempre il problema delle masse, invece, e qui è evidentissima la voglia di tener basso il livello culturale del popolo (basti pensare che un libro tascabile di G. Garcìa Marquez costa 45 €!!!).
Come dar torto al socio-politologo che ti dice che il problema della crisi mondiale stà nella infinita espansione demografica. Vivo in un Paese dove la sovrapopolazione non fa altro che generare fame, malattie e morte, all'ordine del giorno. Non c'è una pianificazione familiare. E il territorio implode sulla sua stessa miseria. E il problema non stà solo qui. L'Asia cena alle nostre tavole. Firma accordi col "nostro" governo subsahariano, anche perchè non richiede troppo coinvolgimento, non spende troppe parole sui diritti degli uomini e così sia. Ed eccoli qua, sempre di più. Dalla Cina, dall'India. Abbiamo cambiato pionieri, ma le risorse che servono, le fonti a cui tutti attingono son sempre le stesse. Insomma se all'Europa mancherà ciò che il grande continente rosso si stà ciucciando crediamo starà a guardare? Ma vedo ci sono già molte coscienze in rivolta. Leggo degli scontri in Grecia, le crisi dei governi, c'è qualcosa che bolle e ribolle e che mica mi lascia tanto serena. Spero che tutto questo fermento trovi sempre un punto di sfiato, perchè non si arrivi impreparati...
Il problema è che se ci penso troppo smetto di sorridere e tolgo la foto, ma non è questo il modo di affrontare le cose, non per me...Perciò. Gambe in spalla e non molliamo, l'importante è non chiudere mai gli occhi!
Ci manca che vi dica Asta la vista e

martedì 16 dicembre 2008

L' Odissea degli espatriati natalizi

PUBBLICO QUI DI SEGUITO UNA MAIL DI LAVORO, PER RENDERVI PARTECIPI DEL NOSTRO 

pre-NatalE a Luanda.


Caro collega,

Ti comunico in testo tragicomico l’impresa che il gruppo di volontari HDP ha

 realizzato per consegnare la nostra pediatra alle ali del velivolo LH 561 diretto a Francoforte, con partenza prevista per le 22.05.

L’ équipe dimezzata (visto che giá molti han fatto rientro in Italia) é saltata sulla Jeep intorno alle 18.10. Ti ricordo che l’aeroporto é a mezz’ora da casa, ma noi siamo organizzati e non amiamo il brivido…non sempre. Caricate le valige e spartiti i saluti coi cari vicini siam pronti ad affrontare il nemico!

L’ ingarrafamento e/o TRAFFICO di cui sempre ti parlo, che caratterizza la viabilitá schizofrenica di questa capitale. Ieri  era infuriato. I primi sintomi di ira li ha avuti dopo una mezz’ora di viaggio (2KM) quando un incidente di dimensioni elefantiache ha creato una barriera inespugnabile davanti a noi. La voce della dottora toscaahhna risuona da dietro i sedili di guida:

“Giriamo giriamo, non passeremo mai!”

A toglierci ogni dubbio 7 furgoni della POLíCIA. Blu come la notte. Carichi come gli alberi di mango in questo periodo. Chiassosi come uno stadio di Napoli alla vittoria del ca

mpionato. 12 uomini su ognuno, seduti sulle panche, nel cassone aperto al cielo, tuta mimetica blu notte anch’essa, facce tenebrose e kalashnikov sotto braccio. Si fanno spazio tra la folla di macchinine impazzite, ignari della barriera che li aspetta.

DIETRO FRONT PER NOI, senza minimo dubbio.

Puoi immaginare che in molti l’avevan pensato, perció, l’imbottigliamento si é creato pure dalla parte opposta. Piú che una strada, un match di rugby. Per farla breve imbocchiamo la strada della salvezza dopo un ora e mezza, convinti di fare la cosa giusta, ma………obbligo di girare a destra dove non si doveva. NOOOOOOOOOO.

La nostra “medica”sessantottina sfegattata non ci vede niente di male, tutt’al piú si va a cena tutti insieme e si festeggia il Natale alla maniera africana!

Il morale ci aiuta e le idee arrivano. Siamo completamente bloccati in un altro rettilineo. Non si vede la fine.

8 km di colonna stazionaria davanti, la radio segna le 19.55. Guardo l’altro lato della strada, oltre i pilastroni di cemento: libero. I taxi bianco-blu sono parcheggiati qua e lá, il sim

bolo del trasporto che supera ogni avversitá, gli Schumacher dell’Africa sub-sahariana!




“Salta giú dottora, altrimenti perdi l’aereo e prendi uno di quelli! Mi sembra l’ unica soluzione possibile. In linea d’aria siamo vicini, a quest’ora tutti viaggiano, non v

i infilerete nei quartierini, in un attimo sei lá” .

E' buio ormai. Se succede qualcosa mi licenziano, penso…macchéeee, cosa deve succedere!

Manco a dirlo la portiera era giá aperta, zaino in spalla, valigia al seguito con logista omo che la scorta e via. Saltano giú, oltre la barriera divisoria della strada, in stile turisti per caso, calzoncini e marsupio. Il Tassinaro aveva giá smontato, ma si é impietosito pare, peché 10 minuti dopo la coppia avventuriera era davanti al check-in. Ore 20.20.

Per noi sono arrivate le 21, ce l’avremo fatta ugualmente forse, ma LE VIE DI LUANDA SONO INFINITE e sopratuto…imprevedibili! Meglio fare la mossa giusta, come nelle partite a scacchi, ormai che stiamo imparando a conoscerla. Ci puó ingannare se ci distraiamo, ma alla fine, com un pó di istinto e coraggio, vinciamo noi!

Allora ti ho convinto, verrai tu per la prossima missione di verifica no?

Un abbraccio i.

 

 

venerdì 5 dicembre 2008

ci sono un mucchio di alternative ...

La giornata di "commemorazione" (con 3 giorni di ritardo) del Dia do HIV/SIDA è iniziata alle 8. Dopo un latte bevuto in piedi ai confini tra la zanzariera e la pianta grassa...un piede dentro e un piede fuori casa insomma. L'attività di formazione e "spettacolo" per i pazienti dell' Hospital "DP" era stata appena impostata. Ancora le mappe geografiche che sottolineavano il diffondersi della malattia non erano state incollate sui pannelli, idem per i grafici dei paesi più colpiti, le percentuali, i danni, i rischi....e neppure il poster sul gruppo GAM di mutuo aiuto era pronto. Tabom. Grande sospiro. Si riesce a far tutto se si vuole e se non si è soli. Metto sotto braccio la mia bella D40, la videocamerina dell'ospedale, una cesta col materiale per le dinamiche che proporremo ai presenti e parto alla ricerca di una cassa e un microfono.
No, alt. Prima incrocio la Dottora W.(imperante nella sua stazza da donna neranerissimaafro) e le dico: DOTTORA, TEM QUE CHEGAR ATè O PAVILHAO PARA FAZER UMA PEQUENA FORMAçAO IN CIMA DO HIV/SIDA!!! (=passa di là che è meglio!così spieghi due o tre cosette sull'aids va!).
Al momento accetta di buon grado e più tardi manterrà la parola.
Quando arrivo nel settore HIV del nostro ospedale i giovani infermieri e gli operatori sociali sono ancora a pieno regime. Abbiamo già sforato di cinque minuti. sei. sette. all'ottavo dico basta. Incalzo i colleghi e dico: 'sta attività s'ha da fare. La direzione lo sà, mollate tutto. Pure l'Istituto Nazionale per la lotta all'Hiv ci sprona a fare giornate di questo tipo. Mettiamoci un pò di verv e iniziamo...echeccavolo.
Chi mi conosce sà che posso esser un ottimo carrarmato scassaballe.
Tutto si ferma nel momento in cui compare lo stuolo di mamme dalla pediatria giunte giustappunto con la dottora Jojo, come la chiamano loro, che le ha convinte ad uscire dal reparto coi loro piccoli, sgranchire un pò le gambe e partecipare ad un incontro diverso. Mitica GiorgiaSiculaIsolanaCazzuta! Io intanto non ho ancora trovato il microfono nella sala statistiche.
Quando salto fuori il jango (il grande spazio circolare che riproduce la zona riunioni alla maniera africana) è stracolmo di gente. Epppa. Molto bene. Più gente c'è, più persone sanno. Arriva il nostro adorato Chef de Batalhao, come lo chiama il Papoite biologo, ossia il medico esperto in malattie infettive-tropicali, biancobianchissimobelga.
Prende il microfono in mano e racconta a tutti uomini e donne dagli occhi curiosi e attenti che l'HIV si deve combattere, che ci sono tanti modi per convivere con e contro di lei, come si apanha (contrae), quali sono le vie di trasmissione più diffuse, quali i metodi per impedirne il dilagare. Dai biglietti anonimi che giravano per il jango sono emerse le domande più disparate e coloro che non sapevano scrivere (la maggior parte) hanno provato a esprimere i loro dubbi a voce, mentre i medici son stati dei grandi.
Non contenti delle due ore, ci siamo pure tuffati nella rappresentazione estemporanea o peza teatral come la chiamano qui. I partecipanti, seropositivi e non, si dividevano in tre grandi gruppi e rappresentavano il tema che gli veniva assegnato dentro una busta bianca. Improvvisazione pura. Io la chiamerei naturale esternazione delle emozioni, di quello che vivono in famiglia, al lavoro, presso le strutture sanitarie. I pazienti che interpretavano i medici, le donne che impersonavano i mariti, i datori di lavoro che scacciavano il malato, la derisione e l'abbandono da parte dei vicini di casa e degli amici.
Ma sono dentro un film? Meno male davvero che ho scelto di girarlo perchè è troppo bello.
Alla fine di tutto molti dei presenti hanno chiesto quand'è che il gruppo-ascolto si riuniva, sollecitando altri incontri di questo tipo e interessandosi al materiale informativo a disposizione.
Che vogliamo fà? Vinciamo l'oscar e neanche ce n'accorgiamo. Siamo proprio una bella cricca noi della Divina, ci manca solo l'aureola!

giovedì 4 dicembre 2008

Patabranca

Ecco cosa fa l'Africa. Ma non a tutti. Solo a chi ci lascia degli anni. Perchè è come l'acqua che passa lenta e silenziosa sulla pietra e leviga leviga, lasciando il suo segno, ben fiera.
Ehiii Pè Sujo, sei tu la vera capoeirista bianca, racconta sempre e a gran voce cosa è in grado di regalare questo popolo, tu che davvero hai avuto il coraggio di insinuarti nella sua quotidianità e lasciare mooooolto di più che un primo paragrafo di lunga storia. Mi permetti di pubblicare le foto del tuo saluto a Luanda, verdade? Qualche lacrimuzza e qualche danza in tuo onore!

Il mio abbraccio più grande ...ci manchi giàaaaaaaaaaaaa.