La giornata di "commemorazione" (con 3 giorni di ritardo) del Dia do HIV/SIDA è iniziata alle 8. Dopo un latte bevuto in piedi ai confini tra la zanzariera e la pianta grassa...un piede dentro e un piede fuori casa insomma. L'attività di formazione e "spettacolo" per i pazienti dell' Hospital "DP" era stata appena impostata. Ancora le mappe geografiche che sottolineavano il diffondersi della malattia non erano state incollate sui pannelli, idem per i grafici dei paesi più colpiti, le percentuali, i danni, i risch
i....e neppure il poster sul gruppo GAM di mutuo aiuto era pronto. Tabom. Grande sospiro. Si riesce a far tutto se si vuole e se non si è soli. Metto sotto braccio la mia bella D40, la videocamerina dell'ospedale, una cesta col materiale per le dinamiche che proporremo ai presenti e parto alla ricerca di una cassa e un microfono.
No, alt. Prima incrocio la Dottora W.(imperante nella sua stazza da donna neranerissimaafro) e le dico: DOTTORA, TEM QUE CHEGAR ATè O PAVILHAO PARA FAZER UMA PEQUENA FORMAçAO IN CIMA DO HIV/SIDA!!! (=passa di là che è meglio!così spieghi due o tre cosette sull'aids va!).
Al momento accetta di buon grado e più tardi manterrà la parola.
Quando arrivo nel settore HIV del nostro ospedale i giovani infermieri e gli operatori sociali sono ancora a pieno regime. Abbiamo già sforato di cinque minuti. sei. sette. all'ottavo dico basta. Incalzo i colleghi e dico: 'sta attività s'ha da fare. La direzione lo sà, mollate tutto. Pure l'Istituto Nazionale per la lotta all'Hiv ci sprona a fare giornate di questo tipo. Mettiamoci un pò di verv e iniziamo...echeccavolo.
Chi mi conosce sà che posso esser un ottimo carrarmato scassaballe.
Tutto si ferma nel momento in cui compare lo stuolo di mamme dalla pediatria giunte giustappunto con la dottora Jojo, come la chiamano loro, che le ha convinte ad uscire dal reparto coi loro piccoli, sgranchire un pò le gambe e partecipare ad un incontro diverso. Mitica GiorgiaSiculaIsolanaCazzuta! Io intanto non ho ancora trovato il microfono nella sala statistiche.
Quando salto fuori il jango (il grande spazio circolare che riproduce la zona riunioni alla maniera africana) è stracolmo di gente. Epppa. Molto bene. Più gente c'è, più persone sanno. Arriva il nostro adorato Chef de Batalhao, come lo chiama il Papoite biologo, ossia il medico esperto in malattie infettive-tropicali, biancobianchissimobelga.
Prende il microfono in mano e racconta a tutti uomini e donne dagli occhi curiosi e attenti che l'HIV si deve combattere, che ci sono tanti modi per convivere con e contro di lei, come si apanha (contrae), quali sono le vie di trasmissione più diffuse, quali i metodi per impedirne il dilagare. Dai biglietti anonimi che giravano per il jango sono emerse le domande più disparate e coloro che non sapevano scrivere (la maggior parte) hanno provato a esprimere i loro dubbi a voce, mentre i medici son stati dei grandi.
Non contenti delle due ore, ci siamo pure tuffati nella rappresentazione estemporanea o peza teatral come la chiamano qui. I partecipanti, seropositivi e non, si dividevano in tre grandi gruppi e rappresentavano il tema che gli veniva assegnato dentro una busta bianca. Improvvisazione pura. Io la chiamerei naturale esternazione delle emozioni, di quello che vivono in famiglia, al lavoro, presso le strutture sanitarie. I pazienti che interpretavano i medici, le donne che impersonavano i mariti, i datori di lavoro che scacciavano il malato, la derisione e l'abbandono da parte dei vicini di casa e degli amici.
Ma sono dentro un film? Meno male davvero che ho scelto di girarlo perchè è troppo bello.
Alla fine di tutto molti dei presenti hanno chiesto quand'è che il gruppo-ascolto si riuniva, sollecitando altri incontri di questo tipo e interessandosi al materiale informativo a disposizione.
Che vogliamo fà? Vinciamo l'oscar e neanche ce n'accorgiamo. Siamo proprio una bella cricca noi della Divina, ci manca solo l'aureola!
i....e neppure il poster sul gruppo GAM di mutuo aiuto era pronto. Tabom. Grande sospiro. Si riesce a far tutto se si vuole e se non si è soli. Metto sotto braccio la mia bella D40, la videocamerina dell'ospedale, una cesta col materiale per le dinamiche che proporremo ai presenti e parto alla ricerca di una cassa e un microfono.No, alt. Prima incrocio la Dottora W.(imperante nella sua stazza da donna neranerissimaafro) e le dico: DOTTORA, TEM QUE CHEGAR ATè O PAVILHAO PARA FAZER UMA PEQUENA FORMAçAO IN CIMA DO HIV/SIDA!!! (=passa di là che è meglio!così spieghi due o tre cosette sull'aids va!).
Al momento accetta di buon grado e più tardi manterrà la parola.
Quando arrivo nel settore HIV del nostro ospedale i giovani infermieri e gli operatori sociali sono ancora a pieno regime. Abbiamo già sforato di cinque minuti. sei. sette. all'ottavo dico basta. Incalzo i colleghi e dico: 'sta attività s'ha da fare. La direzione lo sà, mollate tutto. Pure l'Istituto Nazionale per la lotta all'Hiv ci sprona a fare giornate di questo tipo. Mettiamoci un pò di verv e iniziamo...echeccavolo.
Chi mi conosce sà che posso esser un ottimo carrarmato scassaballe.
Tutto si ferma nel momento in cui compare lo stuolo di mamme dalla pediatria giunte giustappunto con la dottora Jojo, come la chiamano loro, che le ha convinte ad uscire dal reparto coi loro piccoli, sgranchire un pò le gambe e partecipare ad un incontro diverso. Mitica GiorgiaSiculaIsolanaCazzuta! Io intanto non ho ancora trovato il microfono nella sala statistiche.
Quando salto fuori il jango (il grande spazio circolare che riproduce la zona riunioni alla maniera africana) è stracolmo di gente. Epppa. Molto bene. Più gente c'è, più persone sanno. Arriva il nostro adorato Chef de Batalhao, come lo chiama il Papoite biologo, ossia il medico esperto in malattie infettive-tropicali, biancobianchissimobelga.
Prende il microfono in mano e racconta a tutti uomini e donne dagli occhi curiosi e attenti che l'HIV si deve combattere, che ci sono tanti modi per convivere con e contro di lei, come si apanha (contrae), quali sono le vie di trasmissione più diffuse, quali i metodi per impedirne il dilagare. Dai biglietti anonimi che giravano per il jango sono emerse le domande più disparate e coloro che non sapevano scrivere (la maggior parte) hanno provato a esprimere i loro dubbi a voce, mentre i medici son stati dei grandi.
Non contenti delle due ore, ci siamo pure tuffati nella rappresentazione estemporanea o peza teatral come la chiamano qui. I partecipanti, seropositivi e non, si dividevano in tre grandi gruppi e rappresentavano il tema che gli veniva assegnato dentro una busta bianca. Improvvisazione pura. Io la chiamerei naturale esternazione delle emozioni, di quello che vivono in famiglia, al lavoro, presso le strutture sanitarie. I pazienti che interpretavano i medici, le donne che impersonavano i mariti, i datori di lavoro che scacciavano il malato, la derisione e l'abbandono da parte dei vicini di casa e degli amici.
Ma sono dentro un film? Meno male davvero che ho scelto di girarlo perchè è troppo bello.
Alla fine di tutto molti dei presenti hanno chiesto quand'è che il gruppo-ascolto si riuniva, sollecitando altri incontri di questo tipo e interessandosi al materiale informativo a disposizione.
Che vogliamo fà? Vinciamo l'oscar e neanche ce n'accorgiamo. Siamo proprio una bella cricca noi della Divina, ci manca solo l'aureola!
1 commenti:
SEI GRANDE ILA!!!!!!
vorrei tanto essere lì con te...
TI VOGLIO BENE TIA ILARIA... continua a crederci...SEMPRE!!!
Ti abbraccio forte forte...
LA DOTTORA!!!
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