venerdì 27 aprile 2012

venerdì 20 aprile 2012


Giovedì 19 aprile 2012 sono le 13.
Una prima scarica di elettricità che risale dal terreno ci avverte: sta per arrivare un temporale, di quelli MASSICCI che solo Damba può offrire.
Esce dal filo del mio pc e poi dall’altro. Spegnamo tutto.
La partenza per l’incontro con le Istituzioni di Provincia è prevista per le 14. Corriamo in casa e ci prepariamo a vedere la bufera che arriva, lascia i suoi tuoni e fulmini, se ne va da dove è arrivata e ci permette di partire.
“Accosto la macchina alla porta di casa Ro, così carichiamo velocemente prima che ci becchi l’acquazzone!”
Il tempo di mandar giu un boccone e la sala diventa buia, come fosse sera, sono le 13.20.
Ci affacciamo in giardino le foglie verdissime del bananeto si scuotono convulsamente, quasi fino a toccare il terreno. Il vento la fa da padrone mentre una serie di scariche elettriche si incrociano e disegnano il cielo dopo essersi espresse ampiamente sul terreno. I fulmini trovano l’uscita sulle prese di corrente che emettono una breve scintilla. Breve ma intensa. Lo scoppio non ci piace. Corro a staccare il frigorifero

Il detto angolano e reminescenze (forse errate) di fisica ci suggeriscono di metterci sul letto intanto che il ciclone e la tempesta di fulmini si acquietino.
Dal legno e bamboo non dovrebbe filtrare nessuna scarica.
La pioggia si intensifica e frusta le nostre finestre di vetro incerto e di legno d’altra epoca. Mi dico: ma queste cose non succedevano solo in Luisiana?
Inizio a pensare che l’incontro con le Istituzioni effettivamente si potrebbe rinviare a domani.
Il frastuono del tuono che segue una luce accecante si mischia a un botto che proviene da fuori. Schizzo giu dal letto-salva-vita INCAUTAMENTE: senza scarpe. MI preoccupo un istante per i miei piedi nudi, ma l’immagine che mi attende fuori viene prima della mia incolumità
All’inizio grido stupidamente: “Cos’è stato Ro? C’è qualcuno che ha sbattutto forte alla porta, forse ha bisogno di entrare…”.
Poi guardiamo oltre, dai vetri bagnati:
UN albero.
Una metà del grande albero si è schiantato. Bruciato? Spaccato dal giro del ciclone?
Ora ricopre l’intero abitacolo del grande HILUXToyota, che adesso pare giacere piccolo e inerte sotto il suo peso verde...


Ho fiato per urlare 3 volte: NOOOOOOOOOO, NOOOOOOOOOOOOOO, NOOOOOOOOOOOOOOO
Con veemenza. Poi silenzio. Da parte mia e del mio compagno.
Increduli osserviamo per primi quanto ci succede, senza poter intervenire, impotenti davanti a quanto natura vuole e quanto sfortuna crea.
Sono le 13.30. Appena sette minuti dopo tutto si ferma, la pace torna e il terreno di spugna, rosso e poroso risucchia fiumi di acqua che il cielo gli ha regalato. Possiamo uscire.
Penso a quanto tempo c’è voluto per avere quest’auto quassù. All’assicurazione. A Padova…achiglielodiceaRoberta!
Idee e nervosismi mi frullano nel cervello piuttosto vorticosamente, ma la tranquillità di questo popolo viene a calmarci.
Arrivano i colleghi, i bambini saltan fuori dalle scuole dove si erano rintanati, un ometto lungo e magro porta fuori il suo machete e ci dice: FATE CON QUESTO.
In un’ora i boscaioli armati di acetta e machete fanno a pezzetti il mio nemico verde e liberano l’HILUX.
Non c’è un graffio, se non il tettuccio dell’abitacolo lievemente bombato che l’autista si precipita a risistemare.
Alle 15.30 saliamo sulla stessa auto che credevo di aver perduto, preparatissimi per il nostro incontro ufficiale, increduli e affascinati.
Non smetterò mai di ripetermi che in Africa, anche se i problemi nascono uno dopo l’altro, la facilità di risoluzione degli stessi è assicurata. Ecco perché questo popolo non si dispera mai. Hanno la chiave di tutto.
La morale è doppia:
1. Non parcheggiate mai l’auto sotto un albero supponendo che dopo 10 minuti possa arrivare un temporale. Potrebbe esser tutto molto fantozziano.
2. Questo è l’ultimo chiaro avvertimento che arriva dall’alto, al quale non possiamo restare indifferenti, e può significare solo una cosa: TORNATE A CASA!!!

mercoledì 11 aprile 2012

martedì 6 marzo 2012

un AUTISTA


Consigli per l’uso.
Prendete un Ipod, ma va bene anche un walkman vecchio stampo, fate play su Killer Cars e viaggiate sulla mia terra, nel cuore della foresta con gli occhi aperti, guardate come se altri dovessero sbirciare.

Saziatevi dalla fame di lei come antichi esploratori e gustate sobriamente lo spettacolo del vostro viaggio. 100kmH è la velocità consigliata.

Ma…

Riflettete sul fatto che non siete soli.
Accanto a voi c’ è un criminale buono, un tiratore scelto
che conosce i rumori della morte e li chiama col loro nome.
E che lui vi accompagna.

E voi ne siete mielosamente coscienti e danzate con lui
al roteare delle gomme, disturbati dai motori, con grazia.

Il suono della sirena per il grande Gioco ha svegliato lui, anni fa, dandogli un codice, un numero e una divisa, la stessa per tutti.

Il suo iride ha il colore delle bottiglie rotte
nei depositi di grano e fucili. Ha le braccia macchiate di sangue
e il suo cuore stride per la pietà del cielo che ha lasciato appeso
sul ciglio di stalle infangate.

Una partita a scacchi tra pedine dello stesso colore,
arcieri drogati di desiderio per la terra dei padri.
Violentata da ventri rotondi e subìta dagli stessi padroni.

Il fascinoso scintillare delle pietre sotterranee
dei castelli di re Artù si è mischiato al fumo delle loro serate,
al vino denso dei loro bivacchi, per le carni calde delle loro prostitute
libere dai partiti.

Solo sorrisi velati, donati per pochi denari nelle città buie.
Se i suoi calici restituiscono la sete,
alla bocca non resta che il sapore dell’offesa,
forse pianti d’onore.

Nelle foglie e sulle strade ripone la storia dei suoi giorni
e la rugiada che lo disseta e lo culla nelle curve liquide del suo corpo arreso.

Abbiate la pietà voi, di ascoltare nelle cicale il nobile canto che lo tranquillizza,
svuotato da fruscii di stivali maldestri degli antichi fantasmi.

Orfani di poemi, pirati legionari ignari di paura,
tutti vogliosi di rivalsa senza storia,
ammaliati di gusto per l’orizzonte che ha il colore della porpora
ma sa di nocciola.

Il sole gonfio disegna sinuose insenature dentro la sua fronte
mentre le parole lo tradiscono,
il sorriso lo scopre senza pelle dietro la porta,
nudo con in mano il sol cuore piangente.

Solo il sudore gli riga il mento,
non filtra e non svela la mano che uccise,
in eterno rammarico per quanto accaduto.
Per il sacco riavuto senza raccolto,
per un pugno di aria che ha solo il profumo del pane sfornato e della virtù.

venerdì 2 marzo 2012

Sanza P




Discutevamo spesso sull’uso del denaro a fini inutili. Anche quando il Paese il Paese seppelliva qualcuno. Quanto spreco per riempire i cuori e ornare i sepolcri. Non me ne vogliate, è tutto molto soggettivo. Rosa, come me, non vedeva di buon occhio questa pratica. Così quando anche lei ha vestito i panni di un angelo i suoi fiori si sono dileguati e e hanno lasciato spoglio il luogo del silenzio per dare senso a qualcosa che la terrà in vita quaggiù.

Un grazie speciale, che dovevo spedire da tempo, a tutti coloro che hanno pensato alla sua maniera, e oggi contribuiscono alla costruzione di una sala studio per le bimbe della Comunità di Sanza Pombo, Uige, Angola. Come vedete di fiori ce ne sono tantissimi e pullulano di vita.

giovedì 19 gennaio 2012

AMERICAN LIFE


Prendete una valigia e andatevene in viaggio in American life.
Se non avete il pancione e siete femmene mettete dentro le gonne larghe un cuscinone di quelli che avete rubato dall’ultima compagnia con cui avete volato.
Inserite cuffie leggere da battaglia negli appositi taschini delle vostre orecchie e ascoltate con osservanza la colonna sonora.
Se non siete stati sbandatelli da giovani provate a vedervi sotto i panni di J.Krasinski, sotto la barba e sotto la camicia scampanata fuori dai jeans.
Se invece appartenete alla categoria un po’ figli dei fiori indossate abitini floreali alla greca, sandalo basso, capelli sciolti al vento e sognate la casa che andrete a scegliervi, BEH, ALLORA...
Sorridete e commovetevi un po’, dopodichè….ringraziate la FLORA, che è la mandante di questo bel film!

mercoledì 12 ottobre 2011

ALL NATURAL

Ci siamo persi tra i percorsi sabbiosi della savana equatoriale, ai piedi dell'ospedale di Chiulo, enclave sanitaria CUAMM tra le popolazioni del sud sparse intorno alle pozze d'acqua naturali e silenziose.

poche foto solo per incuriosire i lontani.....